Forum della base militante identitaria, sociale, rivoluzionaria - Il futuro dei lavoratori passa per Pomigliano
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 Il futuro dei lavoratori passa per Pomigliano
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operaio
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A. OPERAIO


Regione: Emilia Romagna
Prov.: Modena
Città: fiorano modenese


170 Messaggi

Inserito il - 10 luglio 2010 : 13:27:39  Mostra Profilo Invia a operaio un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
L’amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, ha scritto una lettera a tutti i dipendenti dell’azienda. Eccola
“A tutte le persone del Gruppo Fiat in Italia. Scrivere una lettera e’ una di quelle cose che si fa raramente e solo con le persone alle quali si tiene veramente. Se ho deciso di farlo e’ perche’ la cosa che mi sta piu’ a cuore in questo momento e’ potervi parlare apertamente, per condividere con voi alcuni pensieri e per fare chiarezza sulle tante voci che in questi ultimi mesi hanno visto voi e la Fiat al centro dell’attenzione. Non e’ la Fiat a scrivere questa lettera, non e’ quell’entita’ astratta che chiamiamo “azienda” e non e’, come direbbe qualcuno, il “padrone”.
Vi sto scrivendo prima di tutto come persona, con quel bagaglio di esperienze che la vita mi ha portato a fare. Sono nato in Italia ma, per ragioni familiari e per motivi di lavoro, ho vissuto all’estero la maggior parte dei miei anni e conosco bene la realta’ che sta al di fuori del nostro Paese. Ed e’ questa conoscenza che sto cercando di mettere a disposizione della Fiat perche’ non resti isolata da quello che succede intorno.
Vi scrivo da uomo che ha creduto e crede ancora fortemente che abbiamo la possibilita’ di costruire insieme, in Italia, qualcosa di grande, di migliore e di duraturo. Prendete questa lettera come il modo piu’ diretto e piu’ umano che conosco per dirvi come stanno realmente le cose. Ci troviamo in una situazione molto delicata, in cui dobbiamo decidere il nostro futuro. Si tratta di un futuro che riguarda noi tutti, come lavoratori e come persone, e che riguarda il nostro Paese, per il ruolo che vuole occupare a livello internazionale. Basta pensare a quanto e’ basso il livello degli investimenti stranieri in Italia, a quante imprese hanno chiuso negli ultimi anni e a quante altre hanno abbandonato il Paese per capire la gravita’ della situazione. Non nascondiamoci dietro il paravento della crisi. La crisi ha reso piu’ evidente e, purtroppo, per molte famiglie, anche piu’ drammatica la debolezza della struttura industriale italiana.
La cosa peggiore di un sistema industriale, quando non e’ in grado di competere, e’ che alla fine sono i lavoratori a pagarne direttamente - e senza colpa - le conseguenze. Quello che noi abbiamo cercato di fare, e stiamo facendo, con il progetto “Fabbrica Italia” e’ invertire questa tendenza. I contenuti del piano li conoscete bene e prevedono di concentrare nel Paese grandi investimenti, di aumentare il numero di veicoli prodotti in Italia e di far crescere le esportazioni. Ma il vero obiettivo del progetto e’ colmare il divario competitivo che ci separa dagli altri Paesi e portare la Fiat ad un livello di efficienza indispensabile per garantire all’Italia una grande ndustria dell’auto e a tutti i nostri lavoratori un futuro piu’ sicuro. Non ci sono alternative.
La Fiat e’ una multinazionale che opera sui mercati di tutto il mondo. Se vogliamo che anche in Italia cresca, rafforzi le proprie radici e possa creare nuove opportunita’ di lavoro dobbiamo accettare la sfida e imparare a confrontarci con il resto del mondo. Le regole della competizione internazionale non le abbiamo scelte noi e nessuno di noi ha la possibilita’ di cambiarle, anche se non ci piacciono. L’unica cosa che possiamo cegliere e’ se stare dentro o fuori dal gioco. Non c’e’ nulla di eccezionale nelle richieste che stanno alla base della realizzazione di “Fabbrica Italia”.
Abbiamo solo la necessita’ di garantire normali livelli di competitivita’ ai nostri stabilimenti, creare normali condizioni operative per aumentare il loro utilizzo, avere la certezza di rispondere in tempi normali ai cambiamenti della domanda di mercato. Non c’e’ niente di straordinario nel voler aggiornare il sistema di gestione, per adeguarlo a quello che succede a livello mondiale. Eccezionale semmai - per un’azienda - e’ la scelta di compiere questo sforzo in Italia, rinunciando ai vantaggi sicuri che altri Paesi potrebbero offrire. Anche la proposta studiata per Pomigliano non ha nulla di rivoluzionario, se non l’idea di trasferire la produzione della futura Panda dalla Polonia in Italia. L’accordo che abbiamo raggiunto ha l’unico obiettivo di assicurare alla fabbrica di funzionare al meglio, eliminando una serie interminabile di anomalie che per anni hanno impedito una regolare attivita’ lavorativa.
Proprio oggi abbiamo annunciato che, insieme alle organizzazioni sindacali che hanno condiviso con noi il progetto, metteremo in pratica questo accordo. Insieme ci impegneremo perche’ si possa applicare pienamente, assicurando le migliori condizioni di governabilita’ dello stabilimento. So che la maggior parte di voi ha compreso e ha apprezzato l’impegno che abbiamo deciso di prendere. Credo, inoltre, che questo non sia il momento delle polemiche e non voglio certo alimentarle. Ma di fronte alle accuse che sono state mosse e che hanno messo in dubbio la natura e la serieta’ del progetto “Fabbrica Italia”, sento il dovere di difenderlo. Non abbiamo intenzione di toccare nessuno dei vostri diritti, non stiamo violando alcuna legge o tantomeno, come ho sentito dire, addirittura la Costituzione Italiana. Non mi sembra neppure vero di essere costretto a chiarire una cosa del genere. E’ una delle piu’ grandi assurdita’ che si possa sostenere.
Quello che stiamo facendo, semmai, e’ compiere ogni sforzo possibile per tutelare il lavoro, proprio quel lavoro su cui e’ fondata la Repubblica Italiana. L’altra cosa che mi ha lasciato incredulo e’ la presunta contrapposizione tra azienda e lavoratori, tra “padroni” e operai, di cui ho sentito parlare spesso in questi mesi. Chiunque si sia mai trovato a gestire un’organizzazione sa bene che la forza di quell’organizzazione non arriva da nessuna altra parte se non dalle persone che ci lavorano. Voi lo avete dimostrato nel modo piu’ evidente, grazie al lavoro fatto in tutti questi anni, trasformando la Fiat, che nel 2004 era sull’orlo del fallimento, in un’azienda che si e’ guadagnata il rispetto e la stima sui principali mercati internazionali. Quando, come adesso, si tratta di costruire insieme il futuro che vogliamo, non puo’ esistere nessuna logica di contrapposizione interna. Questa e’ una sfida tra noi e il resto del mondo. Ed e’ una sfida che o si vince tutti insieme oppure tutti insieme si perde. Quello di cui ora c’e’ bisogno e’ un grande sforzo collettivo, una specie di patto sociale per condividere gli impegni, le responsabilita’ e i sacrifici in vista di un obiettivo che vada al di la’ della piccola visione personale.
Questo e’ il momento di lasciare da parte gli interessi particolari e di guardare al bene comune, al Paese che vogliamo lasciare in eredita’ alle prossime generazioni. Questo e’ il momento di ritrovare una coesione sociale che ci permetta di dare spazio a chi ha il coraggio e la voglia di fare qualcosa di buono. Sono convinto che anche voi, come me, vogliate per i nostri figli e per i nostri nipoti un futuro diverso e migliore. Oggi e’ una di quelle occasioni che capitano una volta nella vita e che ci offre la possibilita’ di realizzare questa visione. Cerchiamo di non sprecarla. Grazie per aver letto questa lunga riflessione e grazie a tutti quelli, tra voi, che vorranno mettere le loro qualita’ e la loro passione per fare la differenza. Buon lavoro a tutti“.
Sergio Marchionne

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Modificato da - operaio in data 10 luglio 2010 13:38:37
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operaio
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A. OPERAIO


Regione: Emilia Romagna
Prov.: Modena
Città: fiorano modenese


170 Messaggi

Inserito il - 10 luglio 2010 : 14:35:40  Mostra Profilo Invia a operaio un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
In effetti l'accordo e' controrivoluzionario, percò per il bene dell' ITALIA e dei Suoi FIGLI insorgo


09/07/2010 - Due atti significativi danno il via all'attuazione del progetto Fiat a Pomigliano d'Arco. La riconferma a Torino degli accordi stipulati con le organizzazioni consenzienti alla presenza dei segretari confederali Bonanni ed Angeletti ed una lettera di Marchionne inviata a tutti gli operai di Pomigliano d'Arco con la quale spiega le ragioni dell' inedito nazionalismo della multinazionale.

La Fiat ha stabilimenti in Polonia, in Brasile, ha fatto importanti accordi negli Usa, ha tenuto la spada di Damocle di una possibile riconferma in Polonia della Panda, ma oggi si cinge del tricolore e scrive che bisogna combattere la concorrenza straniera e magari indurre investitori esteri a venire in Italia. Parla della debolezza strutturale del sistema industriale italiano e spiega che le misure che ha proposto e che sono state accettate da alcuni sindacati sono una scelta, una risposta a questa debolezza. La ricetta è semplice: aumentare la produttività e diminuire il costo. Non ha ritenuto di prendere atto delle ragioni sostenute da tanta parte dei lavoratori nel referendum. Non ha invitato la Fiom né il sindacato di base e non ha voluto spostare di una sola virgola il testo degli accordi già siglati da Cisl ed Uil.
La lettera, con tutto il suo paternalismo da fratello maggiore che racconta di se e del suo rapporto con Fiat e si compiace di condividere con le maestranze la salvezza dell'azienda nel 2004 in procinto di fallire, nega che i diritti costituzionali siano messi in discussione o addirittura sospesi. Tutto va bene, tutto è in ordine, si può e si deve partire.
A questa rinnovata sfida ai lavoratori del gruppo Fiat, alla minaccia che si fa a tutti i lavoratori italiani
che dovranno cooperare come quelli della Fiat per guarire la debolezza strutturale dell'industria, si dovrebbe rispondere in modo adeguato e sviluppando le critiche che sono già state fatte al contratto di Pomigliano. Certo la situazione è penosa dal momento che due confederazioni nazionali e due sindacati aziendali condividono la linea di Marchionne. Tuttavia è inaccettabile una svolta così radicale nella condizione dei lavoratori, una svolta che fa regredire allo stato precontrattuale il rapporto di lavoro che da ora in poi sarà disciplinato unilateralmente dall'azienda. In fondo, anche i sindacati firmatari a Pomigliano non hanno modificato di una sola virgola il testo dell'accordo. Si sono limitati educatamente ad inserire una norma di raffreddamento della procedura in fondo di nessuna importanza.
Temo molto la qualità della opposizione che sarà messa in campo dalla CGIL e dalla Fiom. La CGIL dovrebbe essere contraria all'accordo come la FIOM dal momento che i due punti che aveva sollevato non sono stati accolti e che quindi persiste la lesione dei diritti costituzionali di sciopero e di malattia. La Fiom dovrebbe fare valere la sua difesa del ccnl. Ma è possibile che la diplomazia segreta
svolta in questi giorni che hanno visto una massiccia ed a volte financo affannosa mobilitazione dei massimi leaders del PD che si sono spesi in ripetute esortazioni alla capitolazione della Fiom abbia prodotto i suoi risultati. Fiat non sarà disturbata realmente nei suoi piani. L'opposizione persisterà ma non ostacolerà in alcun modo il manovratore che potrà fare quello che vorrà. Naturalmente lo stabilimento di Termini Imerese resterà chiuso.
Pietro Ancona
http://www.borsaitaliana.it/borsa/notizie/mf-dow-jones/italia-dettaglio.html?newsId=754150#12296;=it

Non so' quanto la base della fiom sia influenzabile, resta comunque un limite la non totale indipendenza.
Un modo c'e', e credo che lo stesso autore lo suggerisca

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michelep.
Nuovo Arrivo


Regione: Campania
Prov.: Caserta
Città: roccamonfina


18 Messaggi

Inserito il - 13 luglio 2010 : 16:17:35  Mostra Profilo Invia a michelep. un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
siamo alla frutta pensare che pomigliano per la campania è il massimo e io sono campano detto questo vogli espimere il mio pensiero:
la domanda è perchè la fiat ha fatto questo? semplice perchè è stata ricattata a sua volta nel senso che doveva portare la produzione in italia dando però terminimerese in poasto agli speculatori perche chiudere pure pomigliano era una cosa fuori dal normale cioè si comprano la + grande fabbrica di macchine americana e poi che succede in italia si chiude non è possibile e per questo che sono successe queste cose e non solo portando la produzione qui con i costi che ci sono è ovvio che marchinne si sia comportato così se i costi fossero + bassi le cose andrebbero meglio in tutti i settori ma per mantenere il tenore di vita dei poltronari questa è la minestra.-
avrei fatto lostesso anche io perche ho famigli e trovarsi col cul. a terra è dura il pensiero dei lavoratori dietro la manna di terminimerese hanno pensato meglio questo che fare la loro fine purtroppo sono incappati in un gioco molto + grande e non ci sono scusanti a questo sfido chiuque a non aver fatto lo stesso ragionamento che hanno fatto loro NAPOLI già ha tutto quello che ha e non sto ad elencare perche si sa poi si chiude pomigiano non oso nemmeno immaginare cosa sarebbe successo!!!! l' unica cosa a mio avviso per i lavoratori pomigliano è che devono aspettare perche tanto viste le cose sicuramente faranno altre cose e lì poi devono e ci vado pure io combattere perche basta 1 volta prenderlo lì ma poi ................................

petteruti michele
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Esse.Enne.
Frequentatore assiduo




652 Messaggi

Inserito il - 14 luglio 2010 : 01:35:18  Mostra Profilo Invia a Esse.Enne. un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
A Pomigliano Marchionne ha fatto un primo tentativo per rendere strutturali in Italia modalità di lavoro "cinesi". L'importanza della questione, la svolta storica che tutto ciò comporta, non è sfuggita a Confindustria e a tutti i poteri forti del nostro paese che, infatti, con tutti i loro potenti mezzi di comunicazione hanno sostenuto incessantemente la Fiat. Ancora ieri sul Corriere della Sera è comparso un intervento del presidente di Confindustria Marcegaglia che tesseva le lodi di Marchionne e citava il "modello-Pomigliano" come esempio da seguire. Nonostante tutto ciò a Pomigliano una quota consistente di lavoratori ha inceppato il progetto criminale di Marchionne e il contraccolpo per la direzione Fiat è stato pesante...
Adesso però Fiat ha ripreso l'offensiva contro i lavoratori: aumento dei carichi d lavoro e tentativo di scippare i premi di rendimento. Anche qui però incontra gravi difficoltà perchè gli operai anzichè chinare la testa lottano (ovviamente nel silenzio quasi totale dei mezzi di informazione). Scioperi a Melfi, Cassino, Mirafiori...ecc. La Fiat è passata allora direttamente alla repressione licenziando tre operai a Melfi, "colpevoli" di aver organizzato le proteste.
E' evidente che questa offensiva che, lo ripeto, avrà un esito che andrà ben oltre il solo gruppo Fiat, persegue scopi ben definiti: abbassare il salario, aumentare il lavoro, ridurre nelle fabbriche i diritti sociali.
Intanto nonostante le intimidazioni la lotta non si ferma...

Anticapitalismo Militante
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unventolibero
Amministratore



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Inserito il - 14 luglio 2010 : 08:45:20  Mostra Profilo Invia a unventolibero un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Esse.Enne. ha scritto:

A Pomigliano Marchionne ha fatto un primo tentativo per rendere strutturali in Italia modalità di lavoro "cinesi". L'importanza della questione, la svolta storica che tutto ciò comporta, non è sfuggita a Confindustria e a tutti i poteri forti del nostro paese che, infatti, con tutti i loro potenti mezzi di comunicazione hanno sostenuto incessantemente la Fiat. Ancora ieri sul Corriere della Sera è comparso un intervento del presidente di Confindustria Marcegaglia che tesseva le lodi di Marchionne e citava il "modello-Pomigliano" come esempio da seguire. Nonostante tutto ciò a Pomigliano una quota consistente di lavoratori ha inceppato il progetto criminale di Marchionne e il contraccolpo per la direzione Fiat è stato pesante...
Adesso però Fiat ha ripreso l'offensiva contro i lavoratori: aumento dei carichi d lavoro e tentativo di scippare i premi di rendimento. Anche qui però incontra gravi difficoltà perchè gli operai anzichè chinare la testa lottano (ovviamente nel silenzio quasi totale dei mezzi di informazione). Scioperi a Melfi, Cassino, Mirafiori...ecc. La Fiat è passata allora direttamente alla repressione licenziando tre operai a Melfi, "colpevoli" di aver organizzato le proteste.
E' evidente che questa offensiva che, lo ripeto, avrà un esito che andrà ben oltre il solo gruppo Fiat, persegue scopi ben definiti: abbassare il salario, aumentare il lavoro, ridurre nelle fabbriche i diritti sociali.
Intanto nonostante le intimidazioni la lotta non si ferma...

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unventolibero
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Inserito il - 14 luglio 2010 : 14:13:12  Mostra Profilo Invia a unventolibero un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Impiegato invia una mail contro la Fiat: l'azienda lo licenzia


Era un impiegato di sesto livello e lavorava alla Fiat di Torino da due anni: ora l’azienda lo ha licenziato. Il motivo? La diffusione di una mail. L’uomo si chiama Pino Capozzi ed è un tecnico di 33 anni delegato della Fiom dell’Engineering and design di Mirafiori.



La mail incriminata conteneva un volantino realizzato dai lavoratori polacchi di Tichy in cui questi ultimi manifestavano la piena solidarietà ai colleghi italiani di Pomigliano in relazione al referendum. In questo volantino, fra l’altro, si esorta i lavoratori a resistere e sabotare l’azienda che ci ha dissanguati per anni e ora ci sputa addosso.



La FIAT ritenendo che il gesto del dipendente sia la manifestazione di un atteggiamento «denigratorio» nei propri confronti lo ha licenziato. Ad aggravare la posizione di Capozzi ci sarebbe anche il fatto che egli nel diffondere il messaggio si sia avvalso della mail aziendale. Secondo il diretto interessato la sua unica colpa sarebbe quella di aver manifestato liberamente la propria opinione.



Inoltre ritenendo “illegittimo” il proprio licenziamento ha reso nota l’intenzione di ricorrere a vie legali per fare giustizia. Solidarietà da parte della Fiom la cui posizione è espressa chiaramente dalle parole di Giorgio Airaudo che, dopo aver sottolineato a sua volta l’illegittimità della decisione aziendale, ha aggiunto: "Si processa la libertà di opinione e si limita l’agibilità sindacale. Sembra che esistano più Fiat: una che manda lettere di invito al dialogo e l’altra che licenzia".



E ancora, proprio in relazione a questa vicenda e ad altri episodi di minore portata verificatisi a Melfi, il sindacato ha indetto per venerdì quattro ore di sciopero a livello nazionale.






Michele Zonno


http://www.barimia.info/modules/article/view.article.php?31977
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operaio
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A. OPERAIO


Regione: Emilia Romagna
Prov.: Modena
Città: fiorano modenese


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Inserito il - 14 luglio 2010 : 14:33:14  Mostra Profilo Invia a operaio un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
unventolibero ha scritto:

Impiegato invia una mail contro la Fiat: l'azienda lo licenzia


Era un impiegato di sesto livello e lavorava alla Fiat di Torino da due anni: ora l’azienda lo ha licenziato. Il motivo? La diffusione di una mail. L’uomo si chiama Pino Capozzi ed è un tecnico di 33 anni delegato della Fiom dell’Engineering and design di Mirafiori.



La mail incriminata conteneva un volantino realizzato dai lavoratori polacchi di Tichy in cui questi ultimi manifestavano la piena solidarietà ai colleghi italiani di Pomigliano in relazione al referendum. In questo volantino, fra l’altro, si esorta i lavoratori a resistere e sabotare l’azienda che ci ha dissanguati per anni e ora ci sputa addosso.



La FIAT ritenendo che il gesto del dipendente sia la manifestazione di un atteggiamento «denigratorio» nei propri confronti lo ha licenziato. Ad aggravare la posizione di Capozzi ci sarebbe anche il fatto che egli nel diffondere il messaggio si sia avvalso della mail aziendale. Secondo il diretto interessato la sua unica colpa sarebbe quella di aver manifestato liberamente la propria opinione.



Inoltre ritenendo “illegittimo” il proprio licenziamento ha reso nota l’intenzione di ricorrere a vie legali per fare giustizia. Solidarietà da parte della Fiom la cui posizione è espressa chiaramente dalle parole di Giorgio Airaudo che, dopo aver sottolineato a sua volta l’illegittimità della decisione aziendale, ha aggiunto: "Si processa la libertà di opinione e si limita l’agibilità sindacale. Sembra che esistano più Fiat: una che manda lettere di invito al dialogo e l’altra che licenzia".



E ancora, proprio in relazione a questa vicenda e ad altri episodi di minore portata verificatisi a Melfi, il sindacato ha indetto per venerdì quattro ore di sciopero a livello nazionale.






Michele Zonno


http://www.barimia.info/modules/article/view.article.php?31977



La Fiom proclama 4 ore di sciopero generale nel gruppo Fiat per il 16 luglio contro provvedimenti di sospensioni e licenziamenti decisi dall'azienda.

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unventolibero
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Inserito il - 16 luglio 2010 : 10:17:58  Mostra Profilo Invia a unventolibero un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/GdM_dallapuglia_NOTIZIA_01.php?IDNotizia=350455&IDCategoria=1

GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO

Melfi, 3 licenziati alla Fiat
Operai protestano sul tetto



MELFI - A salire su un tetto per salvare il posto di lavoro, questa volta, sono tre operai della Sata. A distanza di circa un anno dalla protesta di alcuni lavoratori della Lasme, fabbrica dell'indotto Fiat, la storia si ripete. Intorno alle 15 di ieri, le tre tute blu sospese dalla Sata giovedì scorso, ed ora licenziate, hanno deciso di arrampicarsi sul tetto dell'edificio-monumento di «Porta venosina», nel centro storico di Melfi.

Uno di loro, Marco Pignatelli, aveva già ricevuto la lettera di licenziamento in mattinata. Gli altri, Antonio Lamorte e Giovanni Barozzino l'hanno avuta in serata. Intorno alle 19 di ieri, infatti, la Fiat attraverso Confindustria, ha comunicato ai sindacati il licenziamento degli altri due operai.

L'azienda ha deciso di prendere provvedimenti contro Pignatelli, Barozzino e Lamorte, perché avrebbero ostacolato un carrello robotizzato mentre era in corso un corteo interno, impedendo così di lavorare agli altri che non aderivano allo sciopero. Per la Fiom Cgil, e per le maestranze in sciopero, si tratta invece di «un'intimidazione dell'azienda, e di comportamento antisindacale». Proprio per questo, i legali della Fiom sono già al lavoro per denunciare la Sata. Nella fabbrica di Melfi, comunque, si continua a scioperare.

E la tensione inizia a salire. Mentre i tre lavoratori erano in protesta sull'antica porta di ingresso di Melfi, davanti allo stabilimento lucano della Fiat la Fiom ha avviato l'organizzazione di una manifestazione che si svolgerà domani, quando gli stabilimenti italiani del gruppo Fiat si asterranno dal lavoro per quattro ore. In Basilicata, invece, lo sciopero durerà otto ore: un corteo partirà alle 9.30 da largo Abele Mancini, nella cittadina federiciana, ed arriverà fino alla Porta Venosina, dove il segretario nazionale della Fiom Cgil, Maurizio Landini, terrà un comizio finale. Anche stanotte, ci sono stati scioperi e cortei interni nello stabilimento Fiat. Sarà così pure oggi.

«Continueremo a mantenere - spiega il segretario regionale della Fiom Cgil, Emanuele De Nicola - lo stato di agitazione. Dobbiamo lottare per salvaguardare i nostri lavoratori e il diritto allo sciopero. Nel frattempo i tre operai rimarranno sul tetto di Porta Venosina. Gli altri sindacati? Per dieci giorni sono stati con noi, quando si scioperava contro i carichi di lavoro, poi si sono dileguati e non capiamo perché». Sulla vicenda interviene il governatore lucano, Vito De Filippo. «In un momento delicato come quello attuale, le posizioni della Fiat come del sindacato devono trovare una saldatura nelle esigenze del territorio. La Basilicata - continua il presidente - nella storia delle sue relazioni industriali e sindacali ha sempre saputo fare sintesi delle diverse posizioni, anche a seguito di confronti serrati. Siamo certi che anche questa volta sarà così, ma il senso di responsabilità di tutti deve spingere l’azienda ad operare con moderazione e ragionevolezza e il sindacato a non esasperare i toni, facendo prevalere le ragioni del dialogo ed evitando scelte di rottura».

«Solidarietà nei confronti dei tre operai», viene espressa dal sindaco di Potenza, Vito Santarsiero, e dai segretari cittadini dei partiti del centrosinistra del capoluogo di regione.

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ORE 12.16 - EPIFANI: AZIENDA STA SBAGLIANDO STRADA
Fiat "sta sbagliando strada", perchè "chi semina vento, raccoglie tempesta" e "non c'è bisogno nè di vento nè di tempesta". E’ la posizione del leader della Cgil, Guglielmo Epifani, dopo il licenziamento da parte dell’azienda di alcuni delegati Fiom. "Una grande azienda ha bisogno di dialogare con tutti", evidenzia, aggiungendo che "escludere la Fiom e la Cgil è un segno di debolezza".

ORE 12.30 - SACCONI: EPISODI MELFI GRAVI SE VERI, NON SI PUO' IMPEDIRE DI LAVORARE
“Ci sono stati episodi che, se veri, sono gravi. Non si può impedire ad altri di lavorare e impedire ai semilavorati di circolare”. Il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, parlando a margine dei lavori sulla manovra a palazzo Madama, commenta così gli ultimi eventi che si sono verificati nello stabilimento Fiat di Melfi e che hanno portato al licenziamento di alcuni operai aderenti ai metalmeccanici della Cgil.

“Mi auguro -aggiunge il ministro- che siano gli ultimi fuochi di un mondo che si esaurisce e che la lettera della Fiom significhi che dopo la tempesta possa tornare il sereno”, facendo riferimento all’invito al confronto lanciato all’Ad, Sergio Marchionne, dai lavoratori della Mirafiori.



ORE 18.52 - FIORE (FN): OPERAI HANNO SOLO ESERCITATO LORO DIRITTO
Il leader di Forza Nuova, Roberto Fiore, in una dichiarazione, ha chiesto che i tre operai dello stabilimento di Melfi (Potenza) della Fiat licenziati dall’azienda «vengano immediatamente reintegrati in quanto non hanno fatto che esercitare un loro diritto costituzionalmente garantito».

«Ora – ha spiegato Fiore – siamo arrivati ai licenziamenti intimidatori e punitivi: Marchionne aveva detto di voler impostare nuovi rapporti con i rappresentanti sindacali, rapporti "più moderni". È chiaro che la modernità di cui parla l’ad di Fiat è in realtà un ritorno a pratiche che ci auguravamo la storia avesse abbondantemente superato. Grazie al Governo Berlusconi, al Ministero Sacconi, il Paese è schiavo delle angherie di pochi potentissimi, tra cui aziende immeritevoli come Fiat. Sacconi ha appunto da poco parlato di caso Fiat come emblema della linea governativa "meno stato più società", da leggere – ha concluso Fiore – come "meno tutele per i lavoratori più despotismi per tutti"».


ORE 20.20 - MARCEGAGLIA: LICENZIAMENTI? IO AUSPICO RIPRESA DIALOGO
«Se c'è sabotaggio è una violazione delle regole. Ma noi auspichiamo sempre che possa essere ripresa la via del dialogo». Così la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, è tornata a commentare il caso dei licenziamenti di delegati Fiom da parte della Fiat.

ORE 19.14 - CREMASCHI: "COM'È POSSIBILE CHE SOLO A MARCHIONNE VA TUTTO BENE?"
«I licenziamenti attuati dalla Fiat sono tutti fondati su elementi falsi o pretestuosi. La verità è che l'Azienda vuole instaurare un clima di brutale repressione e di autoritarismo per coprire le proprie enormi contraddizioni.» Lo afferma Giorgio Cremaschi, della Fiom-Cgil nazionale.

«E' scandaloso che la Fiat dia ai lavoratori zero euro nel premio ferie, mentre gli azionisti e i top manager dell’Azienda, a partire da Marchionne, si attribuiscono lauti bonus e dividendi. Se l’Azienda va male, e per questo non si pagano i lavoratori, perchè a Marchionne le cose vanno bene e si aumenta del 40% la sua già lauta retribuzione? Come si misura la produttività di Marchionne se la Fiat va male?»

«Questa è la realtà. La caduta del mercato, la chiusura degli stabilimenti, l’attacco ai diritti dei lavoratori sono un segno delle grandi difficoltà della Fiat, a cui l’Azienda risponde con il più brutale autoritarismo. Questa è la ragione dei licenziamenti: essi servono a intimidire i lavoratori e a coprire la realtà.»

«Per questo – conclude Cremaschi – dobbiamo essere grati ai licenziati per il loro grande coraggio, e a tutti i lavoratori del Gruppo che non piegano e non piegheranno la testa.»

ORE 20.30 - DE MAGISTRIS (IDV): DIFENDERE LAVORATORI PER DEMOCRAZIA
"La difesa dei diritti dei lavoratori è una battaglia in difesa della democrazia. Come sancito dalla Costituzione, l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro: peccato lo ricordino in pochi". E’ quanto dichiara Luigi De Magistris, eurodeputato Idv.

"Certamente non lo ricordano Fiat e governo -continua De Magistris- i quali nella vicenda di Pomigliano hanno dimostrato il loro vero volto: autoritario e repressivo, tanto da costringere i lavoratori ad un referendum estorsivo e ricattatorio che li ha spinti a rinunciare ai loro diritti in cambio dell’occupazione".

"Un volto vergognoso che la Fiat conferma in questi ultimi giorni con la decisione di punire, attraverso il licenziamento, quei lavoratori che si sono macchiati della colpa di difendersi da un’aggressione inaccettabile perchè ingiusta". Conclude Luigi De Magistris, eurodeputato Idv, che ha sottoscritto l’appello pubblicato sul sito www.articolo21.org. a sostegno di Pino Capozzi, impiegato Fiat e iscritto alla Fiom, licenziato dall’azienda per aver diffuso un volantino dei dipendenti polacchi dello stabilimento di Tichy che esprimevano solidarietà ai colleghi di Pomigliano in vista del referendum.

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Donchisciotte
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belfast



106 Messaggi

Inserito il - 16 luglio 2010 : 18:42:55  Mostra Profilo Invia a Donchisciotte un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Marchionne fa veramente schifo...e pensare che inizialmente la sinistra radical-chic lo presentava come un manager "illuminato"...

Sputeremo il cuore in faccia all'ingiustizia giorno e notte...
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nicoferro
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serbia


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Inserito il - 18 luglio 2010 : 19:12:06  Mostra Profilo Invia a nicoferro un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
La repressione padronale alla Fiat mira ad intimidire non solo la Fiom ma tutta quella giovane generazione operaia che proprio alla Fiat sta rialzando la testa. Non si tratta solamente di una volgare rappresaglia. Come ha evidenziato già Esse.Enne Marchionne vuole chiudere il varco che il No di Pomigliano ha aperto. Gioca la carta dell’intimidazione per evitare che dentro quel varco possa passare una ripresa operaia capace di scardinare il nuovo “ordine” della Fiat. Per questo lo scontro alla Fiat assume tanto più oggi una valenza generale.

La figura più schifosa in questa vicenda la hanno fatta comunque quei parlamentari del Pdl che in aula hanno avuto il coraggio di esultare per i licenziamenti degli operai...ignobili!! E pensare che a questa marmaglia gli stipendi d'oro li paghiamo noi lavoratori!

Nic
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nicoferro
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Inserito il - 18 luglio 2010 : 19:15:26  Mostra Profilo Invia a nicoferro un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
unventolibero ha scritto:

http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/GdM_dallapuglia_NOTIZIA_01.php?IDNotizia=350455&IDCategoria=1

GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO

Melfi, 3 licenziati alla Fiat
Operai protestano sul tetto



MELFI - A salire su un tetto per salvare il posto di lavoro, questa volta, sono tre operai della Sata. A distanza di circa un anno dalla protesta di alcuni lavoratori della Lasme, fabbrica dell'indotto Fiat, la storia si ripete. Intorno alle 15 di ieri, le tre tute blu sospese dalla Sata giovedì scorso, ed ora licenziate, hanno deciso di arrampicarsi sul tetto dell'edificio-monumento di «Porta venosina», nel centro storico di Melfi.

Uno di loro, Marco Pignatelli, aveva già ricevuto la lettera di licenziamento in mattinata. Gli altri, Antonio Lamorte e Giovanni Barozzino l'hanno avuta in serata. Intorno alle 19 di ieri, infatti, la Fiat attraverso Confindustria, ha comunicato ai sindacati il licenziamento degli altri due operai.

L'azienda ha deciso di prendere provvedimenti contro Pignatelli, Barozzino e Lamorte, perché avrebbero ostacolato un carrello robotizzato mentre era in corso un corteo interno, impedendo così di lavorare agli altri che non aderivano allo sciopero. Per la Fiom Cgil, e per le maestranze in sciopero, si tratta invece di «un'intimidazione dell'azienda, e di comportamento antisindacale». Proprio per questo, i legali della Fiom sono già al lavoro per denunciare la Sata. Nella fabbrica di Melfi, comunque, si continua a scioperare.

E la tensione inizia a salire. Mentre i tre lavoratori erano in protesta sull'antica porta di ingresso di Melfi, davanti allo stabilimento lucano della Fiat la Fiom ha avviato l'organizzazione di una manifestazione che si svolgerà domani, quando gli stabilimenti italiani del gruppo Fiat si asterranno dal lavoro per quattro ore. In Basilicata, invece, lo sciopero durerà otto ore: un corteo partirà alle 9.30 da largo Abele Mancini, nella cittadina federiciana, ed arriverà fino alla Porta Venosina, dove il segretario nazionale della Fiom Cgil, Maurizio Landini, terrà un comizio finale. Anche stanotte, ci sono stati scioperi e cortei interni nello stabilimento Fiat. Sarà così pure oggi.

«Continueremo a mantenere - spiega il segretario regionale della Fiom Cgil, Emanuele De Nicola - lo stato di agitazione. Dobbiamo lottare per salvaguardare i nostri lavoratori e il diritto allo sciopero. Nel frattempo i tre operai rimarranno sul tetto di Porta Venosina. Gli altri sindacati? Per dieci giorni sono stati con noi, quando si scioperava contro i carichi di lavoro, poi si sono dileguati e non capiamo perché». Sulla vicenda interviene il governatore lucano, Vito De Filippo. «In un momento delicato come quello attuale, le posizioni della Fiat come del sindacato devono trovare una saldatura nelle esigenze del territorio. La Basilicata - continua il presidente - nella storia delle sue relazioni industriali e sindacali ha sempre saputo fare sintesi delle diverse posizioni, anche a seguito di confronti serrati. Siamo certi che anche questa volta sarà così, ma il senso di responsabilità di tutti deve spingere l’azienda ad operare con moderazione e ragionevolezza e il sindacato a non esasperare i toni, facendo prevalere le ragioni del dialogo ed evitando scelte di rottura».

«Solidarietà nei confronti dei tre operai», viene espressa dal sindaco di Potenza, Vito Santarsiero, e dai segretari cittadini dei partiti del centrosinistra del capoluogo di regione.

--------------

ORE 12.16 - EPIFANI: AZIENDA STA SBAGLIANDO STRADA
Fiat "sta sbagliando strada", perchè "chi semina vento, raccoglie tempesta" e "non c'è bisogno nè di vento nè di tempesta". E’ la posizione del leader della Cgil, Guglielmo Epifani, dopo il licenziamento da parte dell’azienda di alcuni delegati Fiom. "Una grande azienda ha bisogno di dialogare con tutti", evidenzia, aggiungendo che "escludere la Fiom e la Cgil è un segno di debolezza".

ORE 12.30 - SACCONI: EPISODI MELFI GRAVI SE VERI, NON SI PUO' IMPEDIRE DI LAVORARE
“Ci sono stati episodi che, se veri, sono gravi. Non si può impedire ad altri di lavorare e impedire ai semilavorati di circolare”. Il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, parlando a margine dei lavori sulla manovra a palazzo Madama, commenta così gli ultimi eventi che si sono verificati nello stabilimento Fiat di Melfi e che hanno portato al licenziamento di alcuni operai aderenti ai metalmeccanici della Cgil.

“Mi auguro -aggiunge il ministro- che siano gli ultimi fuochi di un mondo che si esaurisce e che la lettera della Fiom significhi che dopo la tempesta possa tornare il sereno”, facendo riferimento all’invito al confronto lanciato all’Ad, Sergio Marchionne, dai lavoratori della Mirafiori.



ORE 18.52 - FIORE (FN): OPERAI HANNO SOLO ESERCITATO LORO DIRITTO
Il leader di Forza Nuova, Roberto Fiore, in una dichiarazione, ha chiesto che i tre operai dello stabilimento di Melfi (Potenza) della Fiat licenziati dall’azienda «vengano immediatamente reintegrati in quanto non hanno fatto che esercitare un loro diritto costituzionalmente garantito».

«Ora – ha spiegato Fiore – siamo arrivati ai licenziamenti intimidatori e punitivi: Marchionne aveva detto di voler impostare nuovi rapporti con i rappresentanti sindacali, rapporti "più moderni". È chiaro che la modernità di cui parla l’ad di Fiat è in realtà un ritorno a pratiche che ci auguravamo la storia avesse abbondantemente superato. Grazie al Governo Berlusconi, al Ministero Sacconi, il Paese è schiavo delle angherie di pochi potentissimi, tra cui aziende immeritevoli come Fiat. Sacconi ha appunto da poco parlato di caso Fiat come emblema della linea governativa "meno stato più società", da leggere – ha concluso Fiore – come "meno tutele per i lavoratori più despotismi per tutti"».


ORE 20.20 - MARCEGAGLIA: LICENZIAMENTI? IO AUSPICO RIPRESA DIALOGO
«Se c'è sabotaggio è una violazione delle regole. Ma noi auspichiamo sempre che possa essere ripresa la via del dialogo». Così la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, è tornata a commentare il caso dei licenziamenti di delegati Fiom da parte della Fiat.

ORE 19.14 - CREMASCHI: "COM'È POSSIBILE CHE SOLO A MARCHIONNE VA TUTTO BENE?"
«I licenziamenti attuati dalla Fiat sono tutti fondati su elementi falsi o pretestuosi. La verità è che l'Azienda vuole instaurare un clima di brutale repressione e di autoritarismo per coprire le proprie enormi contraddizioni.» Lo afferma Giorgio Cremaschi, della Fiom-Cgil nazionale.

«E' scandaloso che la Fiat dia ai lavoratori zero euro nel premio ferie, mentre gli azionisti e i top manager dell’Azienda, a partire da Marchionne, si attribuiscono lauti bonus e dividendi. Se l’Azienda va male, e per questo non si pagano i lavoratori, perchè a Marchionne le cose vanno bene e si aumenta del 40% la sua già lauta retribuzione? Come si misura la produttività di Marchionne se la Fiat va male?»

«Questa è la realtà. La caduta del mercato, la chiusura degli stabilimenti, l’attacco ai diritti dei lavoratori sono un segno delle grandi difficoltà della Fiat, a cui l’Azienda risponde con il più brutale autoritarismo. Questa è la ragione dei licenziamenti: essi servono a intimidire i lavoratori e a coprire la realtà.»

«Per questo – conclude Cremaschi – dobbiamo essere grati ai licenziati per il loro grande coraggio, e a tutti i lavoratori del Gruppo che non piegano e non piegheranno la testa.»

ORE 20.30 - DE MAGISTRIS (IDV): DIFENDERE LAVORATORI PER DEMOCRAZIA
"La difesa dei diritti dei lavoratori è una battaglia in difesa della democrazia. Come sancito dalla Costituzione, l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro: peccato lo ricordino in pochi". E’ quanto dichiara Luigi De Magistris, eurodeputato Idv.

"Certamente non lo ricordano Fiat e governo -continua De Magistris- i quali nella vicenda di Pomigliano hanno dimostrato il loro vero volto: autoritario e repressivo, tanto da costringere i lavoratori ad un referendum estorsivo e ricattatorio che li ha spinti a rinunciare ai loro diritti in cambio dell’occupazione".

"Un volto vergognoso che la Fiat conferma in questi ultimi giorni con la decisione di punire, attraverso il licenziamento, quei lavoratori che si sono macchiati della colpa di difendersi da un’aggressione inaccettabile perchè ingiusta". Conclude Luigi De Magistris, eurodeputato Idv, che ha sottoscritto l’appello pubblicato sul sito www.articolo21.org. a sostegno di Pino Capozzi, impiegato Fiat e iscritto alla Fiom, licenziato dall’azienda per aver diffuso un volantino dei dipendenti polacchi dello stabilimento di Tichy che esprimevano solidarietà ai colleghi di Pomigliano in vista del referendum.




Ottimo! Questo dimostra che non è sempre vero che i nostri comunicati non sono mai ripresi dai media.

Nic
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Esse.Enne.
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Inserito il - 20 luglio 2010 : 03:01:43  Mostra Profilo Invia a Esse.Enne. un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Le tute blu della Fiom fermano la Fiat

di: Matteo Mascia

Sul fronte sindacale l'estate si conferma essere bollente. Ieri mattina sono infatti continuati gli scioperi degli operai della Fiat per il mancato pagamento del premio di risultato che i lavoratori avrebbero dovuto ricevere durante questo mese. Lo sciopero, proclamato dalla Fiom, ha interessato gli addetti di Powertrain (ex Meccaniche) e delle Carrozzerie con una percentuale di adesione, secondo il sindacato, pari al 70%. Secondo la Fiat, invece, le adesioni alle due ore di sciopero sono state pari al 18% alle carrozzerie e al 26% al Powertrain.
“È evidente che la vicenda del premio di risultato non è chiusa – sottolinea il segretario provinciale della Fiom, Federico Bellono – la serie di scioperi di ci dice che le mobilitazioni continueranno e finalizzate alla riapertura di una trattativa”. Anche in un altro stabilimento della Fiat si è deciso di incrociare le braccia, a Melfi infatti l'azienda ha licenziato tre delegati sindacali con l'accusa di aver interrotto la produzione durante una manifestazione sindacale interna. Nella città lucana hanno sfilato oltre mille tute blu, il presidente della regione Puglia Nichi Vendola, il segretario generale della Fiom Maurizio Landini e i sindaci di una decina di comuni lucani. Il corteo si è snodato lungo le strade del centro storico di Melfi fino a raggiungere la zona delle mura medievali, occupate dai tre metalmeccanici licenziati, lavoratori che hanno sfidato il caldo e l'afa delle ore più torride con un ombrellone ed una tenda da campeggio, condizioni inumane che hanno provocato un calo di pressione ad uno dei tre occupanti, che è stato subito soccorso dai colleghi e successivamente trasportato nell'ospedale cittadino per accertamenti. Convinti dai manifestanti, gli altri due delegati hanno deciso di interrompere la protesta.
Il segretario generale della Fiom, Maurizio Landini, si è detto “soddisfatto” della risposta dei lavoratori alla mobilitazione. “È evidente – ha sottolineato il leader del sindacato dei metalmeccanici – che su questa linea, la Fiat non ha il consenso dei lavoratori, sarebbe saggio se l'azienda ritirasse i licenziamenti e riaprisse la trattativa, anche sui salari. È ormai chiaro – ha continuato Landini – il tentativo della Fiat di utilizzare questa pesantissima crisi per cancellare i diritti contrattuali ed impedire ai lavoratori di migliorare la propria condizione nelle fabbriche”.
La Fiom intanto ha deciso di riunire lunedì prossimo l'esecutivo nazionale e, nei prossimi giorni, depositerà un ricorso contro la holding torinese per condotta antisindacale. “Siamo di fronte ad un disegno molto preciso – sostiene il segretario generale della Fiom – e cioè quello di provare prima con il ricatto ed ora con la rappresaglia a cancellare i diritti e la dignità degli operai. Ma questo, noi non glielo consentiremo”. Chi pare invece più accondiscendente nei confronti del progetto di Marchionne è la Cisl di Raffaele Bonanni, che ha addirittura accusato la Fiom di essere “estranea” alla Cgil. Il leader della Cisl ha riservato parole durissime per la federazione delle tute blu: “Invitiamo Epifani a riportare la Fiom sulla retta via – ha dichiarato Bonanni nel suo intervento conclusivo alla Conferenza nazionale sulla contrattazione – Tocca a lui tornare ad indicare la strada alle sue categorie per farle rientrare nei canoni della confederalità. La Fiom da tempo non è più un sindacato, è solo un movimento politico”.
In realtà, in un momento in cui la crisi diventa un escamotage per rivedere surrettiziamente lo statuto dei lavoratori, occorrono scelte politiche per contrastare i disegni di chi ha sempre operato la privatizzazione dei profitti e la socializzazione delle perdite. Un “capitalismo di rapina” che continua a considerare il lavoro come un semplice fattore della produzione, una voce da iscrivere a bilancio, nulla più. Come recita uno striscione fatto sfilare dagli operai lungo le strade di Melfi: “Senza diritti si è solo schiavi”. Un dato di fatto che in tanti fanno finta di ignorare.


http://www.rinascita.eu/index.php?action=news&id=3182

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Inserito il - 22 luglio 2010 : 01:53:58  Mostra Profilo Invia a Esse.Enne. un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
È già il quinto licenziato, in Fiat avanza la repressione

di Francesca Pilla

su il manifesto del 21/07/2010

Fuori un delegato Cobas. Il 23 sciopero deciso dalla Fiom

«È successo tutto poche ore fa, sono arrivato in fabbrica per il secondo turno e ho trovato i tornelli bloccati, la sicurezza mi ha ritirato il badge e mi hanno informato verbalmente del mio licenziamento». Giovanni Musacchio ha una voce che tradisce l'emozione: il ben servito la Fiat di Termoli (Power Train che si occupa di meccanica) glielo ha consegnato il giorno dopo il compleanno della figlia. Sanzione emessa perché il 22 giugno era a Pomigliano d'Arco con una delegazione dello Slai Cobas invece di essere al capezzale della bambina, per cui aveva chiesto un permesso per malattia. Otto giorni fa la contestazione scritta e allegata a un plico con le foto, riprese e stampate da un sito web di informazione, che lo ritrarrebbero davanti al Gianbattista Vico insieme ad altri esponenti del sindacato per il referendum sulla nuova Panda. «Oramai siamo allo spionaggio - ci spiega Vittorio Granillo dello Slai - ma la verità è che Marchionne è deragliato dall'immagine di guru dell'imprenditoria che gli hanno dipinto, vuole essere il nuovo Valletta, ma senza forza».
Con Musacchio salgono a 5 gli operai licenziati negli ultimi giorni, dopo il delegato Fiom di Mirafiori che aveva usato la mail aziendale per spedire il volantino con la lettera degli operai polacchi di Thichy, e le tre tute blu di Melfi accusate di aver bloccato un carrello meccanico durante uno sciopero interno. «La contestazione non regge - spiega Musacchio, che è anche membro del coordinamento provinciale Cobas - avevo il turno di mattina dovevo portare mia figlia dal pediatra perché aveva avuto la varicella, poi ho preso la macchina e sono andato a Pomigliano». Il giorno dopo Giovanni era dunque in fabbrica, e si dice pronto a presentare tutti i certificati in tribunale sulla malattia della bambina.
Per i Cobas però non ci sono dubbi: si tratta di un altro caso di repressione e stanno già agendo per vie legali. Musacchio, con un papà ex-Fiat in pensione, e uno zio licenziato e reintegrato due volte sempre a Termoli perché nel 2003 aveva esposto la bandiera della pace da un balcone dello stabilimento, è uno che negli scioperi dei giorni scorsi ha dato fastidio: «Il plico con le foto e la contestazione è arrivato anche a me - racconta Andrea Di Paola, coordinatore provinciale Cobas - Qui siamo al grande fratello, ma non capisco di cosa mi si accusa essendo un Rsu. Mi pare il momento, e lo dico a tutti i lavoratori, di darci una mossa. Per questo stiamo preparando altre iniziative e perfino una manifestazione contro questo comportamento, che oggi è sfociato in un'azione di repressione contro Musacchio».
E ieri il coordinamento nazionale della Fiom, proprio in merito all'ondata di licenziamenti, ha indetto per il 23 luglio, dopodomani, un altro sciopero del comparto, nonché previsto per il 28 un sit in davanti a Montecitorio insieme alle forze politiche. La tensione nel frattempo però sale e le manifestazioni seguono a ruota. Oggi verrà presentato anche il ricorso in tribunale, art. 28 per comportamento antisindacale, contro la Fiat, per i tre operai di Melfi che dopo una protesta shock di tre giorni solo venerdì sono scesi dalla Porta venosina del centro cittadino. «Mentre i nostri avvocati presenteranno il ricorso - ha spiegato Emanuele De Nicola, segretario Fiom Basilicata - terremo un presidio davanti al tribunale». E sempre oggi a Termini Imerese i lavoratori si fermeranno per 8 ore, mentre nella villa comunale si terrà un'assemblea dei delegati siciliani insieme al segretario Maurizio Landini, per discutere del processo di deindustrializzazione nel Mezzogiorno e ribadire il no deciso della Fiom al piano di Torino che intende entro l'anno prossimo chiudere la fabbrica.
Ieri invece allo stabilimento di Pomigliano d'Arco le linee di produzione sono state riattivate per tre giorni, ma davanti ai cancelli un gruppo della Fiom Cgil e dei Cobas ha distribuito al cambio turno alcuni volantini su cui si leggevano nero su bianco gli introiti della Fiat. Utili che non giustificherebbero la revoca del premio di produzione di quest'anno ai dipendenti: «La Fiat ha deciso di distribuire centinaia di milioni agli azionisti e di aumentare del 40% i compensi ai massimi dirigenti, mentre alle lavoratrici e ai lavoratori, con salari già bassi, non vuole dare niente». La Fiom chiede quindi «la corresponsione immediata di una cifra non inferiore a quella dell'anno scorso (600-800 euro) a tutti i dipendenti, anche a quelli in cassa integrazione».

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Esse.Enne.
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Inserito il - 26 luglio 2010 : 11:36:53  Mostra Profilo Invia a Esse.Enne. un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
operaio ha scritto:

L’amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, ha scritto una lettera a tutti i dipendenti dell’azienda.
Eccola:
“A tutte le persone del Gruppo Fiat in Italia. Scrivere una lettera e’ una di quelle cose che si fa raramente e solo con le persone alle quali si tiene veramente. Se ho deciso di farlo e’ perche’ la cosa che mi sta piu’ a cuore in questo momento e’ potervi parlare apertamente, per condividere con voi alcuni pensieri e per fare chiarezza sulle tante voci che in questi ultimi mesi hanno visto voi e la Fiat al centro dell’attenzione. Non e’ la Fiat a scrivere questa lettera, non e’ quell’entita’ astratta che chiamiamo “azienda” e non e’, come direbbe qualcuno, il “padrone”.
Vi sto scrivendo prima di tutto come persona, con quel bagaglio di esperienze che la vita mi ha portato a fare. Sono nato in Italia ma, per ragioni familiari e per motivi di lavoro, ho vissuto all’estero la maggior parte dei miei anni e conosco bene la realta’ che sta al di fuori del nostro Paese. Ed e’ questa conoscenza che sto cercando di mettere a disposizione della Fiat perche’ non resti isolata da quello che succede intorno.
Vi scrivo da uomo che ha creduto e crede ancora fortemente che abbiamo la possibilita’ di costruire insieme, in Italia, qualcosa di grande, di migliore e di duraturo. Prendete questa lettera come il modo piu’ diretto e piu’ umano che conosco per dirvi come stanno realmente le cose. Ci troviamo in una situazione molto delicata, in cui dobbiamo decidere il nostro futuro. Si tratta di un futuro che riguarda noi tutti, come lavoratori e come persone, e che riguarda il nostro Paese, per il ruolo che vuole occupare a livello internazionale. Basta pensare a quanto e’ basso il livello degli investimenti stranieri in Italia, a quante imprese hanno chiuso negli ultimi anni e a quante altre hanno abbandonato il Paese per capire la gravita’ della situazione. Non nascondiamoci dietro il paravento della crisi. La crisi ha reso piu’ evidente e, purtroppo, per molte famiglie, anche piu’ drammatica la debolezza della struttura industriale italiana.
La cosa peggiore di un sistema industriale, quando non e’ in grado di competere, e’ che alla fine sono i lavoratori a pagarne direttamente - e senza colpa - le conseguenze. Quello che noi abbiamo cercato di fare, e stiamo facendo, con il progetto “Fabbrica Italia” e’ invertire questa tendenza. I contenuti del piano li conoscete bene e prevedono di concentrare nel Paese grandi investimenti, di aumentare il numero di veicoli prodotti in Italia e di far crescere le esportazioni. Ma il vero obiettivo del progetto e’ colmare il divario competitivo che ci separa dagli altri Paesi e portare la Fiat ad un livello di efficienza indispensabile per garantire all’Italia una grande ndustria dell’auto e a tutti i nostri lavoratori un futuro piu’ sicuro. Non ci sono alternative.
La Fiat e’ una multinazionale che opera sui mercati di tutto il mondo. Se vogliamo che anche in Italia cresca, rafforzi le proprie radici e possa creare nuove opportunita’ di lavoro dobbiamo accettare la sfida e imparare a confrontarci con il resto del mondo. Le regole della competizione internazionale non le abbiamo scelte noi e nessuno di noi ha la possibilita’ di cambiarle, anche se non ci piacciono. L’unica cosa che possiamo cegliere e’ se stare dentro o fuori dal gioco. Non c’e’ nulla di eccezionale nelle richieste che stanno alla base della realizzazione di “Fabbrica Italia”.
Abbiamo solo la necessita’ di garantire normali livelli di competitivita’ ai nostri stabilimenti, creare normali condizioni operative per aumentare il loro utilizzo, avere la certezza di rispondere in tempi normali ai cambiamenti della domanda di mercato. Non c’e’ niente di straordinario nel voler aggiornare il sistema di gestione, per adeguarlo a quello che succede a livello mondiale. Eccezionale semmai - per un’azienda - e’ la scelta di compiere questo sforzo in Italia, rinunciando ai vantaggi sicuri che altri Paesi potrebbero offrire. Anche la proposta studiata per Pomigliano non ha nulla di rivoluzionario, se non l’idea di trasferire la produzione della futura Panda dalla Polonia in Italia. L’accordo che abbiamo raggiunto ha l’unico obiettivo di assicurare alla fabbrica di funzionare al meglio, eliminando una serie interminabile di anomalie che per anni hanno impedito una regolare attivita’ lavorativa.
Proprio oggi abbiamo annunciato che, insieme alle organizzazioni sindacali che hanno condiviso con noi il progetto, metteremo in pratica questo accordo. Insieme ci impegneremo perche’ si possa applicare pienamente, assicurando le migliori condizioni di governabilita’ dello stabilimento. So che la maggior parte di voi ha compreso e ha apprezzato l’impegno che abbiamo deciso di prendere. Credo, inoltre, che questo non sia il momento delle polemiche e non voglio certo alimentarle. Ma di fronte alle accuse che sono state mosse e che hanno messo in dubbio la natura e la serieta’ del progetto “Fabbrica Italia”, sento il dovere di difenderlo. Non abbiamo intenzione di toccare nessuno dei vostri diritti, non stiamo violando alcuna legge o tantomeno, come ho sentito dire, addirittura la Costituzione Italiana. Non mi sembra neppure vero di essere costretto a chiarire una cosa del genere. E’ una delle piu’ grandi assurdita’ che si possa sostenere.
Quello che stiamo facendo, semmai, e’ compiere ogni sforzo possibile per tutelare il lavoro, proprio quel lavoro su cui e’ fondata la Repubblica Italiana. L’altra cosa che mi ha lasciato incredulo e’ la presunta contrapposizione tra azienda e lavoratori, tra “padroni” e operai, di cui ho sentito parlare spesso in questi mesi. Chiunque si sia mai trovato a gestire un’organizzazione sa bene che la forza di quell’organizzazione non arriva da nessuna altra parte se non dalle persone che ci lavorano. Voi lo avete dimostrato nel modo piu’ evidente, grazie al lavoro fatto in tutti questi anni, trasformando la Fiat, che nel 2004 era sull’orlo del fallimento, in un’azienda che si e’ guadagnata il rispetto e la stima sui principali mercati internazionali. Quando, come adesso, si tratta di costruire insieme il futuro che vogliamo, non puo’ esistere nessuna logica di contrapposizione interna. Questa e’ una sfida tra noi e il resto del mondo. Ed e’ una sfida che o si vince tutti insieme oppure tutti insieme si perde. Quello di cui ora c’e’ bisogno e’ un grande sforzo collettivo, una specie di patto sociale per condividere gli impegni, le responsabilita’ e i sacrifici in vista di un obiettivo che vada al di la’ della piccola visione personale.
Questo e’ il momento di lasciare da parte gli interessi particolari e di guardare al bene comune, al Paese che vogliamo lasciare in eredita’ alle prossime generazioni. Questo e’ il momento di ritrovare una coesione sociale che ci permetta di dare spazio a chi ha il coraggio e la voglia di fare qualcosa di buono. Sono convinto che anche voi, come me, vogliate per i nostri figli e per i nostri nipoti un futuro diverso e migliore. Oggi e’ una di quelle occasioni che capitano una volta nella vita e che ci offre la possibilita’ di realizzare questa visione. Cerchiamo di non sprecarla. Grazie per aver letto questa lunga riflessione e grazie a tutti quelli, tra voi, che vorranno mettere le loro qualita’ e la loro passione per fare la differenza. Buon lavoro a tutti“.

Sergio Marchionne



LETTERA DI UN OPERAIO A MARCHIONNE

Operai Contro / Categoria :: Numero759-10
Pubblicato dom, 25 lug @ 09:25





«Caro Sergio, saremo noi a perdere tutto»Caro Sergio, Non posso nascondere l’emozione
provata quando ho trovato la sua missiva, ho pensato fosse la comunicazione di un
nuovo periodo di cassa integrazione e invece era la lettera del «padrone», anzi,
chiedo scusa: la lettera di un collega. Ho scoperto che abbiamo anche una cosa in
comune, siamo nati entrambi in Italia. Mi trova d’accordo quando dice che ci troviamo
in una situazione molto delicata e che molte famiglie sentono di più il peso della
crisi. Aggiungerei però che sono le famiglie degli operai, magari quelle monoreddito,
a pagare lo scotto maggiore, non la sua famiglia. Io conosco la situazione più da
vicino e, a differenza sua, ho molti amici che a causa dei licenziamenti, dei mancati
rinnovi contrattuali o della cassa integrazione faticano ad arrivare a fine mese. Ma
non sono certo che lei afferri realmente cosa voglia dire. Quel che è certo è che lei
ha centrato il nocciolo della questione: il momento è delicato. Quindi, che si fa? La
sua risposta, mi spiace dirlo, non è quella che speravo. Lei sostiene che sia il caso
di accettare «le regole del gioco» perché «non l’abbiamo scelte noi».

La regola che porta al profitto diminuendo i diritti dei lavoratori è una regola
ingiusta e nel mio piccolo, io continuerò a crederlo e a oppormi. Per quel che
riguarda Pomigliano, le soluzioni che propone non mi convincono. Aumentare la
competitività riducendo il benessere dei lavoratori è una soluzione in cui gli sforzi
ricadono sugli operai. Lei saprà meglio di me come gestire un’azienda, però quando
parla di «anomalie» a Pomigliano, non posso non pensare che io non conoscerò l'alta
finanza, ma probabilmente lei non ha la minima idea di cosa sia realmente, mi passi
l’espressione, «faticare». Non so se lei ha mai avuto la fortuna di entrare in una
fonderia. Beh, io ci lavoro da 13 anni e mentre il telegiornale ci raccomanda di non
uscire nelle ore più calde, io sono a diretto contatto con l’alluminio fuso e sudo da
stare male. Le posso garantire che è già tutto sufficientemente inumano. Costringere
dei padri di famiglia ad accettare condizioni di lavoro ulteriormente degradanti, e
quel che peggio svilenti della loro dignità di lavoratori, non è una strategia
aziendale: è una scappatoia. Ma parliamo ora di cose belle. Mi sono nuovamente
emozionato quando nella lettera ci ringrazia per quello che abbiamo fatto dal 2004 ad
oggi, d’altronde come lei stesso dice «la forza di un’ organizzazione non arriva da
nessuna altra parte se non dalle persone che ci lavorano». Spero di non sembrarle
venale se le dico che a una virile stretta di mano avrei preferito il Premio di
risultato in busta paga oppure migliori condizioni di lavoro.

Oppure poteva concedere il rinnovo del contratto a tutti i ragazzi assunti per due
giorni oppure una settimana solo per far fronte ai picchi di produzione, sfruttati
con l’illusione di un rinnovo e poi rispediti a casa. Lei dice che ci siete
riconoscenti. Ci sono molti modi di dimostrare riconoscenza. Perché se, come
pubblicano i giornali, la Fiat ha avuto un utile di 113 milioni di euro, ci viene
negato il Premio di produzione? Ma immagino che non sia il momento di chiedere.
D’altronde dopo tanti anni ho imparato: quando l’azienda va male non è il momento di
chiedere perché i conti vanno male e quando l’azienda guadagna non è il momento di
fermarsi a chiedere, è il momento di stringere i denti per continuare a far si che le
cose vadano bene. Lei vuole insegnarci che questa «è una sfida che si vince tutti
insieme o tutti insieme si perde». Immagino che comprenda le mie difficoltà a credere
che lei, io, i colleghi di Pomigliano e i milioni di operai che dipendono dalle sue
decisioni, rischiamo alla pari. Se si perderà noi perderemo, lei invece prenderà il
suo panfilo e insieme alla sua liquidazione a svariati zeri veleggerà verso nuovi
lidi. Noi tremeremo di paura pensando ai mutui e ai libri dei ragazzi, e accetteremo
lavori con trattamenti ancora più più svilenti, perché quello che lei finge di non
sapere, caro Sergio, è che quello che impone la Fiat, in Italia, viene poi adottato e
imposto da ogni altro grande settore dell’industria. Spero che queste righe scritte
con il cuore non siano il sigillo della mia lettera di licenziamento. Solo negli
ultimi tempi ho visto licenziare cinque miei colleghi perché non condividevano l’idea
«dell’entità astratta, azienda». Ora chiudo, anche se scriverle è stato bello.
Spererei davvero che quando mi chiede se per i miei figli e i miei nipoti vorrei un
futuro migliore di questo, guardassimo tutti e due verso lo stesso futuro. Temo
invece che il futuro prospettato ai nostri figli sia un futuro fatto di iniquità, di
ingiustizia e connotato da una profonda mancanza di umanità.
Un futuro in cui
si devono accettare le regole, anche se ingiuste, perché non le abbiamo scelte noi.
Sappia che non è così, lei può scegliere. Insieme, lei e noi possiamo cambiarle
quelle regole, cambiarle davvero, anche se temo che non sia questo il suo obbiettivo. A lei le cose vanno già molto bene così. Sappia che non ha il mio appoggio e
che continuerò ad impegnarmi perché un altro mondo sia possibile. Buon lavoro anche a lei.

Massimiliano Cassaro


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Inserito il - 26 luglio 2010 : 17:11:06  Mostra Profilo Invia a nicoferro un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
lettera condivisibile al 100%..purtroppo anch'io sono reduce da un confronto con la mia azienda,che vuole chiudere uno stabilimento(nella provincia di Lodi) che dà lavoro a 130 addetti,ed anche la sede di Milano(altri 100 e rotti a casa..).
Le logiche sono le stesse...se volete una trattativa niente scioperi,ci hanno detto.....
e nonostante questa multinazionale abbia raggiunto,nel 2009,utili stratosferici,le politiche di riduzione del costo del lavoro(leggi licenziamenti..) sono fatte in nome della preservazione del dividendo agli azionisti....


Nic
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operaio
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A. OPERAIO


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Esse.Enne. ha scritto:




LETTERA DI UN OPERAIO A MARCHIONNE

Operai Contro / Categoria :: Numero759-10
Pubblicato dom, 25 lug @ 09:25





«Caro Sergio, saremo noi a perdere tutto»Caro Sergio, Non posso nascondere l’emozione
provata quando ho trovato la sua missiva, ho pensato fosse la comunicazione di un
nuovo periodo di cassa integrazione e invece era la lettera del «padrone», anzi,
chiedo scusa: la lettera di un collega. Ho scoperto che abbiamo anche una cosa in
comune, siamo nati entrambi in Italia. Mi trova d’accordo quando dice che ci troviamo
in una situazione molto delicata e che molte famiglie sentono di più il peso della
crisi. Aggiungerei però che sono le famiglie degli operai, magari quelle monoreddito,
a pagare lo scotto maggiore, non la sua famiglia. Io conosco la situazione più da
vicino e, a differenza sua, ho molti amici che a causa dei licenziamenti, dei mancati
rinnovi contrattuali o della cassa integrazione faticano ad arrivare a fine mese. Ma
non sono certo che lei afferri realmente cosa voglia dire. Quel che è certo è che lei
ha centrato il nocciolo della questione: il momento è delicato. Quindi, che si fa? La
sua risposta, mi spiace dirlo, non è quella che speravo. Lei sostiene che sia il caso
di accettare «le regole del gioco» perché «non l’abbiamo scelte noi».

La regola che porta al profitto diminuendo i diritti dei lavoratori è una regola
ingiusta e nel mio piccolo, io continuerò a crederlo e a oppormi. Per quel che
riguarda Pomigliano, le soluzioni che propone non mi convincono. Aumentare la
competitività riducendo il benessere dei lavoratori è una soluzione in cui gli sforzi
ricadono sugli operai. Lei saprà meglio di me come gestire un’azienda, però quando
parla di «anomalie» a Pomigliano, non posso non pensare che io non conoscerò l'alta
finanza, ma probabilmente lei non ha la minima idea di cosa sia realmente, mi passi
l’espressione, «faticare».
Non so se lei ha mai avuto la fortuna di entrare in una
fonderia. Beh, io ci lavoro da 13 anni e mentre il telegiornale ci raccomanda di non
uscire nelle ore più calde, io sono a diretto contatto con l’alluminio fuso e sudo da
stare male. Le posso garantire che è già tutto sufficientemente inumano. Costringere
dei padri di famiglia ad accettare condizioni di lavoro ulteriormente degradanti, e
quel che peggio svilenti della loro dignità di lavoratori, non è una strategia
aziendale: è una scappatoia. Ma parliamo ora di cose belle. Mi sono nuovamente
emozionato quando nella lettera ci ringrazia per quello che abbiamo fatto dal 2004 ad
oggi, d’altronde come lei stesso dice «la forza di un’ organizzazione non arriva da
nessuna altra parte se non dalle persone che ci lavorano». Spero di non sembrarle
venale se le dico che a una virile stretta di mano avrei preferito il Premio di
risultato in busta paga oppure migliori condizioni di lavoro.

Oppure poteva concedere il rinnovo del contratto a tutti i ragazzi assunti per due
giorni oppure una settimana solo per far fronte ai picchi di produzione, sfruttati
con l’illusione di un rinnovo e poi rispediti a casa. Lei dice che ci siete
riconoscenti. Ci sono molti modi di dimostrare riconoscenza. Perché se, come
pubblicano i giornali, la Fiat ha avuto un utile di 113 milioni di euro, ci viene
negato il Premio di produzione? Ma immagino che non sia il momento di chiedere.
D’altronde dopo tanti anni ho imparato: quando l’azienda va male non è il momento di
chiedere perché i conti vanno male e quando l’azienda guadagna non è il momento di
fermarsi a chiedere, è il momento di stringere i denti per continuare a far si che le
cose vadano bene. Lei vuole insegnarci che questa «è una sfida che si vince tutti
insieme o tutti insieme si perde». Immagino che comprenda le mie difficoltà a credere
che lei, io, i colleghi di Pomigliano e i milioni di operai che dipendono dalle sue
decisioni, rischiamo alla pari. Se si perderà noi perderemo, lei invece prenderà il
suo panfilo e insieme alla sua liquidazione a svariati zeri veleggerà verso nuovi
lidi.
Noi tremeremo di paura pensando ai mutui e ai libri dei ragazzi, e accetteremo
lavori con trattamenti ancora più più svilenti, perché quello che lei finge di non
sapere, caro Sergio, è che quello che impone la Fiat, in Italia, viene poi adottato e
imposto da ogni altro grande settore dell’industria. Spero che queste righe scritte
con il cuore non siano il sigillo della mia lettera di licenziamento. Solo negli
ultimi tempi ho visto licenziare cinque miei colleghi perché non condividevano l’idea
«dell’entità astratta, azienda».
Ora chiudo, anche se scriverle è stato bello.
Spererei davvero che quando mi chiede se per i miei figli e i miei nipoti vorrei un
futuro migliore di questo, guardassimo tutti e due verso lo stesso futuro. Temo
invece che il futuro prospettato ai nostri figli sia un futuro fatto di iniquità, di
ingiustizia e connotato da una profonda mancanza di umanità.
Un futuro in cui
si devono accettare le regole, anche se ingiuste, perché non le abbiamo scelte noi.
Sappia che non è così, lei può scegliere. Insieme, lei e noi possiamo cambiarle
quelle regole, cambiarle davvero, anche se temo che non sia questo il suo obbiettivo. A lei le cose vanno già molto bene così. Sappia che non ha il mio appoggio e
che continuerò ad impegnarmi perché un altro mondo sia possibile. Buon lavoro anche a lei.

Massimiliano Cassaro


[/quote]

Concordo.




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operaio
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A. OPERAIO


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Inserito il - 27 luglio 2010 : 01:10:47  Mostra Profilo Invia a operaio un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
nicoferro ha scritto:

lettera condivisibile al 100%..purtroppo anch'io sono reduce da un confronto con la mia azienda,che vuole chiudere uno stabilimento(nella provincia di Lodi) che dà lavoro a 130 addetti,ed anche la sede di Milano(altri 100 e rotti a casa..).
Le logiche sono le stesse...se volete una trattativa niente scioperi,ci hanno detto.....
e nonostante questa multinazionale abbia raggiunto,nel 2009,utili stratosferici,le politiche di riduzione del costo del lavoro(leggi licenziamenti..) sono fatte in nome della preservazione del dividendo agli azionisti....




E VOI?

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Esse.Enne.
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Inserito il - 28 luglio 2010 : 21:15:05  Mostra Profilo Invia a Esse.Enne. un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
L'ultimo modello

di Francesco Paternò

su il manifesto del 28/07/2010


L'ultimo modello di Marchionne è uno schiaffo in faccia a sindacati amici e nemici, al governo ombra di se stesso, a tutti i lavoratori. Un modello che impone una nuova società per la fabbrica di Pomigliano d'Arco, disdetta il contratto dei metalmeccanici e porta di fatto la prima industria del paese fuori dalla Confindustria. Una Fiat rivoltata sottosopra, come fosse finita in bancarotta alla stregua della controllata Chrysler e della General Motors.
Marchionne fa tutto questo alla vigilia dell'incontro di stamane a Torino tra le parti, governo e regioni, svuotato di qualsiasi significato (se mai ne avesse avuto) e dove presumibilmente non si presenterà. Tanto domani a Detroit avrà un bagno di folla con il presidente Obama, per la prima volta in visita a una fabbrica della Chrysler salvata proprio con l'aiuto del manager. Una coincidenza molto simbolica, perché al di qua dell'Atlantico Marchionne continua a ignorare l'inutile governo Berlusconi e vuole mandare in bancarotta i diritti dei lavoratori italiani. Non a caso l'unico a dirsi ottimista è il ministro Sacconi.
La newco a Pomigliano permetterà alla Fiat di licenziare tutti e riassumere solo chi è d'accordo con il nuovo contratto. La disdetta del vecchio contratto - dovrebbe essere comunicata domattina ai sindacati, nuovamente convocati a Torino - significherà imporre le nuove regole in tutti gli stabilimenti italiani del gruppo. Senza bisogno di fare un referendum, che poi per lui vale zero come si è visto nella fabbrica campana. L'uscita obbligata da Confindustria, causa disdetta unilaterale del contratto nazionale con i lavoratori, sarà invece il modo dell'amministratore delegato del Lingotto di festeggiare il centenario dell'associazione. Marcegaglia e altri suoi colleghi non saranno contenti.
John Elkann, il presidente della Fiat e principale azionista del gruppo, lo dovrebbe essere ancora meno: è appena diventato vicepresidente di una Confindustria che il suo manager ridicolizza. Ma forse a Elkann va bene così. Perché a lui e al resto della famiglia al volante, l'automobile interessa sempre meno. Messe via in un'altra società le parti più solide del gruppo con lo spin off, operativo dal prossimo gennaio, le quattro ruote saranno vendute, più prima che poi.
Sarebbe riduttivo pensare che questo Marchionne spaccatutto abbia in mente soltanto di far fuori la Fiom. Il nuovo contratto nazionale scade il 31 dicembre 2012 e formalmente la Fiat uscirà da Confindustria il primo gennaio 2013. Lo stesso anno entro il quale Marchionne si è impegnato a restituire ai governi statunitense e canadese i 7,4 miliardi di dollari in prestiti agevolati. A quel punto, se la Chrysler sarà davvero rilanciata, il patto di ferro con la Casa Bianca risulterà onorato. E il manager italiano potrebbe anche andarsene alla Ben Hur, con un bel bye bye all'auto del Lingotto e ai diritti calpestati dei suoi lavoratori.


Anticapitalismo Militante
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Esse.Enne.
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Inserito il - 28 luglio 2010 : 21:20:44  Mostra Profilo Invia a Esse.Enne. un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Unica precisazione rispetto a questo condivsibile intervnto di Cremaschi: il ricatto di Marchionne riporta le condizioni di lavoro, non al 1945, ma a prima del 1927, anno in cui, con la Carta del Lavoro, si stabiliva l'obbligatorietà dei contratti collettivi nazionali di categoria...


28.7.2010 - LA REPUBBLICA DELLE BANANE FA IL SUO ESORDIO AL LINGOTTO
Mercoledì 28 Luglio 2010 08:59

Anche quest’ultima di Marchionne non è certo una idea nuova.
Fu Vittorio Valletta, amministratore delegato della Fiat negli anni della persecuzione antisindacale del dopoguerra, a pensare a un contratto dell’auto. A tale scopo organizzò la scissione nella Cisl - oggi non ce ne sarebbe bisogno - e promosse la costituzione del Sida, sindacato dell’auto oggi diventato Fismic. A Valletta questa operazione non riuscì. Nell’Italia arretrata e povera delle grandi contrapposizioni sociali e politiche, tutto il sistema impedì lo sganciamento della Fiat dal contratto nazionale. Oggi, in condizioni peggiori di allora, visto che Valletta pensava di fare un contratto privilegiato per i lavoratori Fiat e non low-cost come Marchionne, pare che l’amministratore delegato della Fiat possa agire incontrastato. Il più grave attacco ai diritti dei lavoratori italiani dal 1945 ad oggi, che mette in discussione in Fiat e in tutta Italia il contratto nazionale e i diritti costituzionali del lavoro, viene presentato come una intelligente manovra di un bravo manager capace di muoversi nella globalizzazione. (...)

Tutti gli umori critici verso la finanziarizzazione dell’economia, verso il liberismo selvaggio, verso l’assenza di regole nel movimento dei capitali, tutto ciò che si diceva quasi unanimemente dopo l’esplodere della grande crisi finanziaria di due anni fa, pare improvvisamente dimenticato. Siamo tornati all’esaltazione acritica dell’impresa multinazionale e dei suoi interessi e per l’Italia l’unico futuro industriale è quello fondato sulla competizione sui bassi salari e sugli orari flessibili. I riferimenti diventano la Serbia e la Polonia e non certo la Germania o la Svezia. E’ una gigantesca regressione del modello economico e sociale che si propone al paese, che necessariamente diventa anche regressione del pensiero.

Non è solo la stampa compiacente ad esprimersi su questa lunghezza d’onda. Il sindaco di Torino, Chiamparino, ha lamentato che il sindacato è ancora indietro di trent’anni. E così non si è accorto di rinverdire una tradizione di primi cittadini totalmente subalterni alla Fiat, che in quella città è molto più antica. Il ministro Sacconi, che sul piano delle relazioni sindacali ha lo stesso equilibrio del ministro Alfano rispetto alla magistratura, convoca un raffazzonato incontro a Torino che denuncia prima di tutto l’incapacità del governo di convocare l’azienda nelle sedi istituzionali ove si dovrebbe discutere di politiche industriali. Cisl e Uil si dichiarano disposte ad accettare quella nuova società - intanto per Pomigliano e poi si vede - che dovrebbe rendere legalmente vincolante lo strapotere dell’azienda sulle condizioni di lavoro. E con eccezionale sprezzo del ridicolo, affermano che comunque intendono salvaguardare il contratto nazionale. L’opposizione ufficiale, che aveva spiegato al mondo che Pomigliano era un’eccezione, ora balbetta frasi incomprensibili.
Le uniche posizioni chiare sul campo sono quelle di Marchionne da un lato e della Fiom dall’altro. L’amministratore delegato Chrysler-Fiat ha scelto di fare del suo gruppo un’impresa che insegue finanziamenti pubblici, salari bassi e supersfruttamento in giro per il mondo e che riserva all’Italia solo una piccola e arrogante parte dei propri interessi.
La Fiom, accusata di estremismo e massimalismo, assume in realtà posizioni che solo fino a pochi anni fa sarebbero state patrimonio della grande maggioranza delle istituzioni, delle forze politiche, dei poteri democratici. L’incredibile acquiescenza che c’è oggi verso una Fiat che ha semplicemente detto che vuol fare quello che vuole, quando vuole, per far guadagnare di più amministratore delegato e azionisti, alla faccia del lavoro, dei contratti, della Costituzione; questa libidine di servitù verso la Fiat è il segno più evidente della crisi della democrazia italiana.
La sceneggiata che oggi verrà rappresentata a Torino, ove la prepotenza dell’azienda si misurerà con impotenza delle istituzioni, è la rappresentazione della regressione civile e politica e istituzionale del nostro paese.
La repubblica delle banane, che è sempre facile individuare nelle imprese di Berlusconi, ha oggi una sua sede costituente primaria al Lingotto di Torino.

http://www.rete28aprile.it/index.php?option=com_content&view=article&id=1364:2872010-la-repubblica-delle-banane-fa-il-suo-esordio-al-lingotto&catid=10:primo-piano&Itemid=29



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Lucente
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Inserito il - 30 luglio 2010 : 02:24:45  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di Lucente Invia a Lucente un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
operaio ha scritto:

L’amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, ha scritto una lettera a tutti i dipendenti dell’azienda. Eccola
“A tutte le persone del Gruppo Fiat in Italia. Scrivere una lettera e’ una di quelle cose che si fa raramente e solo con le persone alle quali si tiene veramente. Se ho deciso di farlo e’ perche’ la cosa che mi sta piu’ a cuore in questo momento e’ potervi parlare apertamente, per condividere con voi alcuni pensieri e per fare chiarezza sulle tante voci che in questi ultimi mesi hanno visto voi e la Fiat al centro dell’attenzione. Non e’ la Fiat a scrivere questa lettera, non e’ quell’entita’ astratta che chiamiamo “azienda” e non e’, come direbbe qualcuno, il “padrone”.
Vi sto scrivendo prima di tutto come persona, con quel bagaglio di esperienze che la vita mi ha portato a fare. Sono nato in Italia ma, per ragioni familiari e per motivi di lavoro, ho vissuto all’estero la maggior parte dei miei anni e conosco bene la realta’ che sta al di fuori del nostro Paese. Ed e’ questa conoscenza che sto cercando di mettere a disposizione della Fiat perche’ non resti isolata da quello che succede intorno.
Vi scrivo da uomo che ha creduto e crede ancora fortemente che abbiamo la possibilita’ di costruire insieme, in Italia, qualcosa di grande, di migliore e di duraturo. Prendete questa lettera come il modo piu’ diretto e piu’ umano che conosco per dirvi come stanno realmente le cose. Ci troviamo in una situazione molto delicata, in cui dobbiamo decidere il nostro futuro. Si tratta di un futuro che riguarda noi tutti, come lavoratori e come persone, e che riguarda il nostro Paese, per il ruolo che vuole occupare a livello internazionale. Basta pensare a quanto e’ basso il livello degli investimenti stranieri in Italia, a quante imprese hanno chiuso negli ultimi anni e a quante altre hanno abbandonato il Paese per capire la gravita’ della situazione. Non nascondiamoci dietro il paravento della crisi. La crisi ha reso piu’ evidente e, purtroppo, per molte famiglie, anche piu’ drammatica la debolezza della struttura industriale italiana.
La cosa peggiore di un sistema industriale, quando non e’ in grado di competere, e’ che alla fine sono i lavoratori a pagarne direttamente - e senza colpa - le conseguenze. Quello che noi abbiamo cercato di fare, e stiamo facendo, con il progetto “Fabbrica Italia” e’ invertire questa tendenza. I contenuti del piano li conoscete bene e prevedono di concentrare nel Paese grandi investimenti, di aumentare il numero di veicoli prodotti in Italia e di far crescere le esportazioni. Ma il vero obiettivo del progetto e’ colmare il divario competitivo che ci separa dagli altri Paesi e portare la Fiat ad un livello di efficienza indispensabile per garantire all’Italia una grande ndustria dell’auto e a tutti i nostri lavoratori un futuro piu’ sicuro. Non ci sono alternative.
La Fiat e’ una multinazionale che opera sui mercati di tutto il mondo. Se vogliamo che anche in Italia cresca, rafforzi le proprie radici e possa creare nuove opportunita’ di lavoro dobbiamo accettare la sfida e imparare a confrontarci con il resto del mondo. Le regole della competizione internazionale non le abbiamo scelte noi e nessuno di noi ha la possibilita’ di cambiarle, anche se non ci piacciono. L’unica cosa che possiamo cegliere e’ se stare dentro o fuori dal gioco. Non c’e’ nulla di eccezionale nelle richieste che stanno alla base della realizzazione di “Fabbrica Italia”.
Abbiamo solo la necessita’ di garantire normali livelli di competitivita’ ai nostri stabilimenti, creare normali condizioni operative per aumentare il loro utilizzo, avere la certezza di rispondere in tempi normali ai cambiamenti della domanda di mercato. Non c’e’ niente di straordinario nel voler aggiornare il sistema di gestione, per adeguarlo a quello che succede a livello mondiale. Eccezionale semmai - per un’azienda - e’ la scelta di compiere questo sforzo in Italia, rinunciando ai vantaggi sicuri che altri Paesi potrebbero offrire. Anche la proposta studiata per Pomigliano non ha nulla di rivoluzionario, se non l’idea di trasferire la produzione della futura Panda dalla Polonia in Italia. L’accordo che abbiamo raggiunto ha l’unico obiettivo di assicurare alla fabbrica di funzionare al meglio, eliminando una serie interminabile di anomalie che per anni hanno impedito una regolare attivita’ lavorativa.
Proprio oggi abbiamo annunciato che, insieme alle organizzazioni sindacali che hanno condiviso con noi il progetto, metteremo in pratica questo accordo. Insieme ci impegneremo perche’ si possa applicare pienamente, assicurando le migliori condizioni di governabilita’ dello stabilimento. So che la maggior parte di voi ha compreso e ha apprezzato l’impegno che abbiamo deciso di prendere. Credo, inoltre, che questo non sia il momento delle polemiche e non voglio certo alimentarle. Ma di fronte alle accuse che sono state mosse e che hanno messo in dubbio la natura e la serieta’ del progetto “Fabbrica Italia”, sento il dovere di difenderlo. Non abbiamo intenzione di toccare nessuno dei vostri diritti, non stiamo violando alcuna legge o tantomeno, come ho sentito dire, addirittura la Costituzione Italiana. Non mi sembra neppure vero di essere costretto a chiarire una cosa del genere. E’ una delle piu’ grandi assurdita’ che si possa sostenere.
Quello che stiamo facendo, semmai, e’ compiere ogni sforzo possibile per tutelare il lavoro, proprio quel lavoro su cui e’ fondata la Repubblica Italiana. L’altra cosa che mi ha lasciato incredulo e’ la presunta contrapposizione tra azienda e lavoratori, tra “padroni” e operai, di cui ho sentito parlare spesso in questi mesi. Chiunque si sia mai trovato a gestire un’organizzazione sa bene che la forza di quell’organizzazione non arriva da nessuna altra parte se non dalle persone che ci lavorano. Voi lo avete dimostrato nel modo piu’ evidente, grazie al lavoro fatto in tutti questi anni, trasformando la Fiat, che nel 2004 era sull’orlo del fallimento, in un’azienda che si e’ guadagnata il rispetto e la stima sui principali mercati internazionali. Quando, come adesso, si tratta di costruire insieme il futuro che vogliamo, non puo’ esistere nessuna logica di contrapposizione interna. Questa e’ una sfida tra noi e il resto del mondo. Ed e’ una sfida che o si vince tutti insieme oppure tutti insieme si perde. Quello di cui ora c’e’ bisogno e’ un grande sforzo collettivo, una specie di patto sociale per condividere gli impegni, le responsabilita’ e i sacrifici in vista di un obiettivo che vada al di la’ della piccola visione personale.
Questo e’ il momento di lasciare da parte gli interessi particolari e di guardare al bene comune, al Paese che vogliamo lasciare in eredita’ alle prossime generazioni. Questo e’ il momento di ritrovare una coesione sociale che ci permetta di dare spazio a chi ha il coraggio e la voglia di fare qualcosa di buono. Sono convinto che anche voi, come me, vogliate per i nostri figli e per i nostri nipoti un futuro diverso e migliore. Oggi e’ una di quelle occasioni che capitano una volta nella vita e che ci offre la possibilita’ di realizzare questa visione. Cerchiamo di non sprecarla. Grazie per aver letto questa lunga riflessione e grazie a tutti quelli, tra voi, che vorranno mettere le loro qualita’ e la loro passione per fare la differenza. Buon lavoro a tutti“.
Sergio Marchionne



Ai nostri occhi è palese il velo di ipocrisia che si coglie nelle parole di Marchionne... Purtroppo per alcuni, bombardati da una determinata informazione che pone il modello di Pomigliano come un esempio positivo da esportare, non lo è.

Pochi Sguardi Nobili Vedran L'Aurora
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