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Lucente
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zi
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185 Messaggi

Inserito il - 30 luglio 2010 : 02:08:26  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di Lucente Invia a Lucente un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Università pubblica stretta nella morsa del liberismo

La riforma universitaria attualmente in discussione rischia di affondare definitivamente l'istruzione pubblica. Il disegno di legge promosso dal ministro Gelmini è infatti caratterizzato da norme ultraliberiste che mal si conciliano con le reali necessità del comparto. La cultura e il mercato non rispondono alle stesse regole, piegare lo studio e le conoscenze alle esigenze di bilancio potrebbe avere effetti nefasti, specie nel lungo periodo. La norma più pericolosa è sicuramente quella che potrebbe abolire il valore legale della laurea, una novità che aprirebbe la strada a classificazioni tra atenei pubblici, le “eccellenze” contro lo sedi più sfortunate. Paradossalmente, anche nei concorsi pubblici banditi dagli enti o dai ministeri potrebbero essere inseriti dei criteri che escluderebbero i laureati presso strutture considerate “accademicamente non valide”. Il criterio per stabilirlo sarebbe ovviamente una sorta di indagine di mercato che studi la spendibilità del titolo ottenuto nel mondo del lavoro, il sapere finirebbe per essere valutato in un'ottica puramente utilitarista. La proposta ha subito goduto di un appoggio bipartisan da parte delle varie anime liberal presenti in Parlamento, il Governo ha fatto proprio un ordine del giorno firmato dai senatori radicali Marco Perduca e Donatella Poretti: “Anche a seguito di quanto affermato dal relatore Valditara – hanno dichiarato i due pannelliani – auspichiamo che finalmente il Governo dia seguito alla raccomandazione anche al fine di combattere l'idea che tutte le università diano un titolo ugualmente spendibile. Si tratta della prima volta che viene preso un impegno formale in materia, riteniamo che si tratti di un'importante opportunità per la diffusione di un cultura diversa nel nostro Paese in materia di educazione: non conta più il “pezzo di carta”, contano le conoscenze acquisite. Siamo consapevoli che si tratti di un piccolo passo per rilanciare il sistema dell'università, ma è comunque un millimetro nella direzione giusta”. La bontà della proposta è senza dubbio opinabile, è ovvio che la norma, qualora dovesse entrare in vigore, finirà per premiare gli atenei privati riservati a chi ha la possibilità di spendere migliaia e migliaia di euro per potersi fregiare del titolo di dottore. Chi valuterà la spendibilità di una laurea in filosofia o di una in lettere antiche? Non è dato saperlo. Forse saranno favoriti gli allievi dell'università fondata da don Verzè, forse però non conteranno solo le loro capacità, ma anche la rete di amicizie e collaborazioni che l'ateneo milanese vanta. Una soluzione per venire incontro alla necessità degli atenei del Belpaese potrebbe essere quella incentrata sulla chiusura delle sedi periferiche aperte ormai in ogni capoluogo di provincia o l'azzeramento dei corsi con più professori ordinari che allievi. Proprio sugli ordinari – i famigerati baroni – si gioca un'altra partita importante. L'Esecutivo vorrebbe abbassare gradualmente l'età pensionabile, oggi è possibile rimanere in ruolo sino a settantadue anni, portandola inizialmente a settantanni. Fatta la legge trovato l'inganno. Il dicastero di Trastevere vuole però permettere ai docenti pensionati di rimanere all'interno degli atenei, presumibilmente grazie a contratti a tempo o su base volontaria. In ogni caso, la loro presenza sarebbe piuttosto ingombrante e finirebbe per condizionare le attività didattiche e di ricerca. La “Cenerentola” resta sempre e comunque l'attività di ricerca, uno dei punti salienti della riforma riguarda i ricercatori, per i quali si prevede la fine delle collocazioni lavorative a tempo determinato: la nuova “figura” prevede la possibilità di accedere all'insegnamento attraverso due contratti triennali: se nel corso del secondo triennio il ricercatore riesce a vincere il concorso da docente associato rimarrà in seno all'università; in caso contrario non potrà più continuare l'attività accademica. È notorio però come vengono gestiti i concorsi all'interno degli atenei. La Gelmini cambierà tutto per non cambiare niente.

Fonte: Rinascita

Pochi Sguardi Nobili Vedran L'Aurora
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